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Le conseguenze

Gli altri Paesi lo vengono a sapere? Canada, Regno Unito, Australia, Schengen

Un'espulsione dagli Stati Uniti non è un'espulsione dal mondo. Ma i Paesi che condividono dati con Washington chiedono, nei loro moduli, se sei mai stato respinto o espulso da qualunque Paese, e la risposta falsa costa più della risposta vera.

Verificato il 15 settembre 2026Lettura: 5 min

In breve

  1. Nell'area Schengen un cittadino italiano non chiede permessi a nessuno: un'espulsione dagli Stati Uniti non ha alcun effetto sul diritto di circolare e soggiornare in Europa.
  2. Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda chiedono nei loro moduli se sei mai stato respinto, espulso o hai avuto un visto rifiutato «in qualunque Paese». Devi rispondere «sì».
  3. Questi Paesi si scambiano con gli Stati Uniti dati biometrici e di immigrazione su cittadini di Paesi terzi, in base ad accordi pubblici.
  4. Un «sì» non è un rifiuto automatico: apre una valutazione. Un «no» falso è un motivo di rifiuto e di divieto autonomo in quel Paese.

Schengen ed Europa: niente

La prima cosa da dire è la più semplice. Un cittadino italiano ha il diritto di circolare e soggiornare nell'Unione europea e nello spazio Schengen in forza della cittadinanza, non di un permesso. Non esiste alcun meccanismo per cui un respingimento o un'espulsione dagli Stati Uniti venga trasmesso ai sistemi europei (il Sistema d'informazione Schengen registra segnalazioni inserite dagli Stati membri, non da Paesi terzi) e non esiste, per i cittadini dell'Unione, alcuna autorizzazione di viaggio da chiedere. Il sistema ETIAS, quando sarà operativo, riguarda i cittadini di Paesi terzi esenti da visto, non gli italiani. Chi torna in Italia dopo un'espulsione non ha, in Europa, niente da dichiarare e nessuna conseguenza.

I Paesi che chiedono

Canada

Per entrare in Canada in aereo un cittadino italiano ha bisogno di un'autorizzazione elettronica (eTA). Il modulo contiene una domanda sulla storia di immigrazione, che nella versione corrente è formulata così: se ti è mai stato rifiutato un visto o un permesso, se ti è mai stato negato l'ingresso o se sei mai stato «ordered to leave Canada or any other country/territory». Un expedited removal, un'espulsione, un rifiuto di visto americano e, nella lettura più prudente, anche un ritiro della domanda di ingresso rientrano nella domanda. Rispondere «sì» significa di regola che la richiesta non viene approvata automaticamente e passa a un esame, con la possibilità che vengano chiesti documenti e spiegazioni; non significa un rifiuto. Il Canada e gli Stati Uniti si scambiano sistematicamente dati di immigrazione su cittadini di Paesi terzi, biografici e biometrici, in forza di un accordo del 2012: la tua storia americana è verificabile da Ottawa.

Regno Unito

Dal 2025 anche i cittadini dell'Unione europea hanno bisogno di un'autorizzazione elettronica (ETA) per il Regno Unito. Il modulo chiede delle condanne penali; le regole di ammissibilità prevedono il rifiuto per chi ha una condanna con pena detentiva di almeno dodici mesi, e la valutazione della storia di immigrazione della persona, compresi precedenti di espulsione da altri Paesi e violazioni delle regole di immigrazione. Le domande esatte del modulo cambiano nel tempo: vanno lette al momento della richiesta e, se una domanda copre il tuo caso, la risposta è «sì». Chi non può ottenere l'ETA può chiedere un visto da visitatore, in cui il precedente viene esaminato.

Australia e Nuova Zelanda

L'ETA australiana e la NZeTA neozelandese chiedono delle condanne penali e, per la Nuova Zelanda, anche dei precedenti di espulsione. Entrambi i Paesi fanno parte, con Stati Uniti, Canada e Regno Unito, della conferenza dei cinque Paesi (Five Country Conference), nell'ambito della quale si scambiano dati biometrici e di immigrazione su cittadini di Paesi terzi. Un'espulsione americana non è un motivo automatico di rifiuto, ma è un fatto che può essere conosciuto e che, se taciuto quando una domanda lo copre, diventa un motivo autonomo.

La regola che vale per tutti

Non c'è una strategia. Ogni Paese ha la propria domanda, la propria formulazione e i propri criteri, e tutti trattano la falsa dichiarazione nel modulo come un motivo di rifiuto e, spesso, di divieto per un certo numero di anni. La sola risposta che regge è quella vera, data nel modo in cui la domanda è formulata: se chiede «any other country», e sei stato espulso dagli Stati Uniti, la risposta è «sì», e nella casella delle spiegazioni si scrive, in poche righe, che cosa è successo, quando, e con quale esito, esattamente come sta scritto sui moduli americani (I moduli che ti hanno dato).

Il transito negli Stati Uniti

Una domanda frequente di chi viaggia verso il Canada, il Messico, i Caraibi o il Sud America: posso fare scalo in un aeroporto americano? No, non senza titolo. Negli Stati Uniti non esiste una zona di transito internazionale: ogni passeggero in scalo entra nel Paese e viene ispezionato. Chi ha un divieto ha bisogno, anche per uno scalo di due ore, di un visto (di transito C o di altro tipo) e del consenso o waiver che il suo caso richiede. Le compagnie e i sistemi di prenotazione non sempre lo segnalano, e la scoperta avviene al check-in o, peggio, all'arrivo (Rientrare di nascosto). Lo stesso vale per le crociere che toccano un porto americano e per i voli che, per un dirottamento meteorologico, atterrano negli Stati Uniti: il rischio in quest'ultimo caso è raro ma reale.

Il Messico e i Caraibi

Il Messico non chiede ai cittadini italiani un'autorizzazione preventiva né, nel modulo di ingresso, dichiarazioni sulla storia di immigrazione in altri Paesi. Lo stesso vale per la maggior parte dei Paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Un italiano espulso dagli Stati Uniti può vivere, lavorare o fare vacanza in Messico come qualunque altro italiano. L'unico limite pratico è il volo: non può passare da un aeroporto americano.

Fonti

Immigration, Refugees and Citizenship Canada, modulo eTA e domanda sulla storia di immigrazione; Accordo Canada–Stati Uniti sullo scambio di informazioni in materia di immigrazione (2012); UK Home Office, Electronic Travel Authorisation e Immigration Rules, Appendix ETA; Australian Department of Home Affairs, ETA (subclass 601); Immigration New Zealand, NZeTA; Five Country Conference, accordi di scambio di dati biometrici; Regolamento (UE) 2018/1240 (ETIAS), campo di applicazione. Moduli e regole letti sui siti ufficiali alla data di verifica.

Dove chiedere aiuto

Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.

Non ha un modulo di contatto e non ha un telefono. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:

  • La rete consolare italiana negli Stati Uniti — l'elenco delle sedi e delle circoscrizioni è sul sito dell'Ambasciata d'Italia a Washington (ambwashingtondc.esteri.it) e su esteri.it. Il consolato competente è quello del luogo in cui la persona si trova o è detenuta.
  • ICE Online Detainee Locator System — locator.ice.gov: per trovare una persona in detenzione amministrativa.
  • EOIR, la corte dell'immigrazione — stato del caso su acis.eoir.justice.gov o al numero 1-800-898-7180; l'elenco ufficiale dei patrocinatori gratuiti (List of Pro Bono Legal Service Providers) è su justice.gov/eoir.
  • Gli ordini degli avvocati statali — ogni Stato ha un registro pubblico in cui verificare se una persona è davvero un avvocato abilitato.

La pagina Dove chiedere aiuto raccoglie tutti i canali ufficiali, con le avvertenze sulle truffe.